“Remember Me”, per sempre.

Generalmente non mi fido mai dei pareri altrui quando si tratta di
cinema o di musica. Preferisco sempre dirigermi verso ciò che mi
colpisce personalmente, a mio rischio e pericolo. C’è un amico che mi sta consigliando da mesi di vedere "New Moon", secondo capitolo della saga di "Twilight", ma proprio non mi attira. Lo stesso amico mi ha consigliato di vedere un altro film, assicurandomi che sarei rimasto a bocca aperta. Fidandomi delle sue parole pompate quanto una massiccia campagna promozionale, mi sono disteso sul mio bel letto, armato di Pan di Stelle e Winston Blue, e l’ho visto. "Remember Me". Non piangevo così tanto per un film da quando vidi "Hachiko". Il film inizia come se fosse un puzzle da costruire, coi tasselli che vanno al loro posto man mano che la storia scorre via, fino a completarsi, rendendo l’idea di un raggiunto lieto fine. Ma è quel mancato lieto fine che rende questo lavoro un bellissimo film. L’ignoranza del popolo reputa un film "un capolavoro" solo se alla fine ci emoziona facendoci piangere, lasciandoci con quella malinconia per la scomparsa dell’amato protagonista che in genere dura giusto il tempo di alzarsi dalla poltrona ed uscire dalla sala. Beh, questo film non è bello perché fa commuovere. Sono quasi due ore di grande insegnamento, capire che nella vita ci sono dei valori e degli affetti che vengono prima di qualsiasi altra cosa. Un padre che riconquista l’amore per la sua famiglia, un amore che era stato accantonato per la schiavitù degli affari. Una ragazza che affronta il suo passato, la paura di prendere la metropolitana dopo che la madre morì lì, sparata, davanti ai suoi occhi. Un ragazzo che si ricongiunge all’amato fratello suicida, portandogli il messaggio della sorella più piccola: "Ti voglio bene". Lavorare sul "per sempre", per non essere mai dimenticati dalle persone che amiamo di più. Un film che ci rammenta, dopo quasi un decennio, una delle più grandi tragedie della storia dell’uomo. A volte ci facciamo inghiottire dall’apparenza, dalla frivolezza del mondo, chiudendo gli occhi di fronte a ciò per cui dovremmo spalancarli: la nostra famiglia. Un giorno la rimpiangeremo.

 

""Ricordami". Ho sempre amato questa frase.
Non è una domanda, non ti chiede: "Ti manco?", oppure: "Mi penserai?". No.
Questa incita una persona a non dimenticare.
Non devi per forza cercarmi, dirmi che mi vuoi bene, che ti ha fatto piacere conoscermi.
Voglio solo che tu ti ricordi di me."

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