La ricerca del proprio “Io”.

Il mondo in cui viviamo è troppo globalizzato, e colui che scrive ammette di essere un grande figlio della globalizzazione. Purtroppo per me. Nasciamo, cresciamo e moriamo seguendo uno schema ben preciso che ci viene imposto dalla società, insieme ad ambizioni e traguardi che ci prefissiamo, perché “sono la cosa migliore per noi”. Viviamo così, pensando che il top della nostra esistenza sia realizzarci, avere una carriera, una famiglia. Che succede, però, quando otteniamo tutto ciò, e ci rendiamo conto di avere una vita apparentemente perfetta, senza trarre consistenti e, soprattutto, sentite soddisfazioni? Sorge la consapevolezza di aver dimenticato se stessi, di aver trascurato la nostra anima, e lì si accende la peggior crisi che un essere umano possa provare. La ricerca del proprio “Io”. Ho sprecato i diciannove anni della mia vita, tra insuccessi scolastici e una vita mondana che ha solo deteriorato la mia persona. Certo, ho cazzeggiato, e sarei troppo ipocrita se dicessi che non cazzeggerò più. In fondo sono ancora giovanissimo, e ritengo che sia giusto divertirmi. Il punto è che questa sera ho acquisito un grande insegnamento, che mi ha spronato a vivere la mia vita aprendo totalmente la mia mente, senza temere la solitudine, bensì apprezzandola. Ho capito che devo capire me stesso, i veri bisogni di cui il mio inconscio necessita, e tentare un cammino verso il mio equilibrio personale. Voglio viaggiare, vedere e conoscere il mondo, scoprire quali persone saranno importanti per il resto della mia vita, e amarmi più di qualunque altra cosa. Sono stato innamorato, ed ho capito che perdere il proprio equilibrio per amore è parte di una vita equilibrata. Non ho più paura di amare, di innamorarmi di nuovo, e ancora. E quando penserò alle persone che ho amato, gli manderò luce e amore, e dimenticherò. Prima o poi passerà, perché niente dura, tranne i ricordi. Non può esserci tristezza quando c’è vita. Siamo noi che ci aggrappiamo alle sofferenze scaturite da un passato ormai remoto, senza pensare che c’è un intero disegno da scoprire. Senza pensare a quanto possiamo fare di concreto per il mondo su cui alloggiamo, e per tutti noi. Sono felice, perché non ho più paura della vita. Sono felice, perché ho visto una delle persone a me più care fare un enorme passo avanti. Sono felice, perché io stesso ho fatto un enorme passo avanti. A volte un semplice film può farci aprire gli occhi, la mente. Può insegnarci a campare. Un semplice film può diventare una filosofia di vita. Mangia. Prega. Ama.


Lei chiama l’uomo sulla strada:
<<Signore, può aiutarmi?
Fa freddo, e non so dove poter dormire.
C’è un posto che può indircarmi?>>

Lui continua a camminare, non si guarda indietro.
Fa finta di non sentirla, inizia a fischiettare.
Quando attraversa la strada
sembra imbarazzato per essere lì.

Ripensaci!
E’ un altro giorno per te e me in paradiso.”

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