Quattro minuti.

Sigaretta, maglione di lana, iPod. Mi sono seduto sul davanzale della finestra della mia camera. Terzo piano. Sotto di me le insegne perennemente luminose dei negozi di questo Corso Buenos Aires, anch’esso illuminatissimo. La pioggia cadeva, e le numerose auto di passaggio sembravano stare lì per farmi capire che la vita va avanti, senza mai fermarsi davanti a niente. Una lezione, quest’ultima, che ho appreso da un pezzo. Riflettevo su tutto quel che ho perso, sui sentimenti che ormai potrò solo trascinarmi dietro in nome dei ricordi, e sulle conseguenze che mi hanno portato a perdere quelle persone che hanno segnato questi apparentemente spensierati anni della mia gioventù. “I’m With You” di Avril Lavigne ha fatto da colonna sonora a questo momento che, alla fine, mi ha aiutato a sorridere. Non ho mai amato così tanto la pioggia. Non ho mai amato così tanto questa casa, e questa città. Non ho mai amato così tanto la mia vita. Sarà stato anche solo un momento, quattro miseri minuti in compagnia di me stesso, eppure ho ritrovato quella speranza persa che in questi ultimi giorni mi aveva messo in stand-by. Avevo pensato di tatuarmi una ferita sul lato sinistro del petto il prossimo 17 Marzo, facendo riferimento al 2008. Un tatuaggio che dovrebbe simbolizzare la mia prima, vera, sofferenza. Il giorno in cui scoprii cos’è davvero la vita. Ma ora credo che non sia giusto imprimere sulla mia pelle un ricordo così brutto, così atroce. Così passato. Sarei incoerente su tutte le volte che ho detto di andare avanti, e voltare le spalle a tutto ciò che mi ha fatto star male. Sono bastati quattro minuti, una finestra, un paesaggio artificiale, una canzone e una sigaretta, per rialzarmi. Credo che morirò un altro giorno.

“Sto cercando un luogo.
Sto cercando un viso.
Non c’è nessuno qui, lo so.
Perché sta andando tutto storto,
e tutto è confuso.
E a nessuno piace stare solo.

Non c’è nessuno che provi a trovarmi?
Non verrà nessuno per portarmi a casa?

E’ una notte maledettamente fredda,
cercando di immaginare questa vita…
Mi prenderai per mano.
Mi porterai in qualche posto nuovo.

Non so chi sei,
ma sono con te.”

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One thought on “Quattro minuti.

  1. CHI TE LO DICE CHE QUELLA E’ LA DATA DEFINITIVA?
    NON SO PRECISAMENTE COSA SIA SUCCESSO…. UNA COSA E’ CERTA NIENTE VALE LA PENA DI ESSERE STAMPATO PER SEMPRE SULLA PELLE… VUOI L’AMORE…. VUOI LA MORTE!
    QUANTE DATE DOVREI ALLORA TATUARMI?
    PERDERSI NEI PENSIERI CREDO SIA LA COSA PIU’ PULITA E PROFONDA CHE UN’ESSERE VIVENTE POTREBBE FARE!
    MA CREDO CHE POCHI HANNO LA DOTE DEL PENSIERO….

    Mi piace

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