La dolce disposizione di un anno radicale.

Il tempo vola, ci passa dinanzi agli occhi velocemente, facendoci sentire piccoli, mentre perdiamo tempo ad inseguirlo, a rincorrerlo, senza mai raggiungerlo. Perché ci blocchiamo. Restiamo fermi, immobili, in tempi che diventano remoti, con i mesi che passano, portandoci in un nuovo anno. Poi ce ne rendiamo conto, vediamo che i ricordi diventano lontani, e tutto ciò che sappiamo dire è “come cazzo vola il tempo”. Ma davvero, come cazzo vola?! Sembra ieri, quando un anno fa promettevo a me stesso di chiudere col passato. Una promessa che non ho mantenuto. Continuando a lottare con quei fantasmi che mi tormentavano, e che cerco di allontanare ogni giorno.

Questo 2010 è stato per me l’anno della resa dei conti. Ho completamente rivoluzionato la mia vita, il mio mondo, le persone che mi circondano, i miei obiettivi. Nel 2009 mi sono innamorato, vivendo quella storia che ha segnato la mia adolescenza, facendomi costruire una mia ottica personale sull’amore. Una storia finita male, almeno per quanto mi riguarda, che ha influenzato anche questo anno giunto al termine, tra illusioni e delusioni. Quelle illusioni e delusioni che hanno rivestito il mio cuore di pietra, dura e solida pietra, e che mi hanno portato a lasciare al passato quel sentimento, che tra qualche anno diventerà solo un dolce ricordo. Un dolce ricordo adolescenziale. Soffrivo, sentendo la mancanza di quelle magnifiche emozioni, ed ho sofferto, constatando che quelle magnifiche emozioni non le avrei mai più vissute. A tal proposito, penso che Dio (in cui credo fortemente, nonostante non appartenga ad alcuna religione) abbia voluto darmi una spinta per andare avanti, dicendomi “stai versando lacrime inutili, coglione”. E, pensandoci, sono stato un bel coglione. E lo ero anche quando dicevo che la mia famiglia non sarebbe mai più tornata ad essere quella che era fino a due anni fa, soffrendo, senza porre fede in Dio.

Ho vissuto per due anni con mio padre, dopo una brusca separazione dei miei. Una separazione che oggi è solo un brutto ricordo, quasi surreale, come un brutto sogno. Il 17 Giugno scorso i miei genitori sono ritornati insieme. Un miracolo è stato compiuto nella mia casa. Se guardo al passato mi sembra vuoto, come se non avessi mai vissuto quegli anni che tanto mi hanno fatto star male. Un coma, dal quale mi sono svegliato, ritrovando la luce.

Ho vissuto i postumi di un amore finito, e i sintomi di un amore nascente. “Ciò che non puoi avere è ciò a cui non puoi resistere”, recita un vecchio detto. Non ho saputo resistere a quel che non potevo avere, cadendoci dentro, annegando in acque agitate in cui non sapevo nuotare. Quando l’amicizia diventa amore. Oppure, quando l’amore si veste d’amicizia. Proponderei più per la seconda. Una dolce disposizione, che mi faceva stare dannatamente bene, tanto da farmi battere il cuore. Un amore incondizionato, che voglio definire puro e vero, perché era così che lo vivevo. Finché la purezza non è diventata un ricordo del passato, rovinando tutto. Bruciando con forza quelle pagine scritte. Pagine cestinate in un secondo, con un’estrema facilità che mi ha lasciato alla sprovvista, facendomi capire che ci vuole tanto per costruire un castello di sabbia, e poco per buttarlo giù. Avrei dovuto usare del cemento. E non l’ho fatto. Ma il mio sentimento… Quello era di cemento armato. Non crollerà mai. Quando un bene, un amore, è incondizionato, non c’è terremoto che lo distrugga. Perché non può esserci una fine a ciò che nasce con naturalezza. La stessa naturalezza con cui, magari, si concepisce un figlio.

Quest’anno ho lavorato come PR in alcuni locali partenopei, ed è stata una bellissima esperienza, che mi ha fatto stare a contatto con tantissima gente. Ho vissuto a pieno la vita notturna, tra il fascino del dietro le quinte e l’esposizione che consegue ad un ruolo del genere. Serata dopo serata, ho fatto tante nuove amicizie, tra cui quelle che oggi reputo le più belle che abbia mai avuto. Amici che mi sono ritrovato costantemente, che hanno fatto tanto per me, e a cui voglio immensamente bene. Tante cazzate fatte insieme, creando quei ricordi che più in là nella mia vita rimpiangerò con dolci lacrime.

Come quelle lacrime che ho versato insieme a loro la notte del 2 Ottobre, una delle notti più vissute ed intense della mia vita, in cui ho salutato tutti prima del mio trasferimento. Domenica 3 Ottobre ho dato una svolta radicale alla mia vita. Mi sono trasferito a Milano, in corso Buenos Aires, per studiare comunicazione, media e pubblicità alla IULM. E così, da un giorno all’altro, mi sono ritrovato ad avere il totale peso della mia vita sulle spalle, tra lavatrici, lavastoviglie e moci Vileda. Ma soprattutto, la gestione delle mie responsabilità, prima tra tutte lo studio, e quella finanziaria. Su quest’ultima ci sto ancora lavorando. Come per ogni inizio è stata dura, ma pian piano ho iniziato ad imparare a vivere questa nuova vita. “Sbagliando s’impara”, dicevano le maestre alle elementari. Imparerò.

Per il 2011 non mi faccio propositi, né false promesse. Non voglio avere debiti con me stesso. Come ogni anno, tra 365 giorni avrò tantissime altre cose da raccontare. Lascio che sia il fato a trasportarmi. L’unico augurio che voglio farmi è che possa realizzarmi in tutte le mie ambizioni, e magari esaudire qualche sogno nel cassetto. Ed è lo stesso augurio che faccio a voi che state leggendo. Buon 2011.

Volevo allegare a questo post una canzone che fosse per me rappresentativa di questo 2010. Non ho dovuto pensarci molto per capire che è senza ombra di dubbio “Sweet Disposition”, dei Temper Trap. Vi lascio solo con la canzone, senza traduzione del testo.

Le parole hanno già dato.

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