Imparare giudicando(si).

Ogni relazione ha un suo destino, un proprio story-board già disegnato. Stasera sono uscito con una delle coppie più belle che conosca, giusto per continuare sul filone “single ipocritamente felice che si diverte con gli amici fidanzati”. Devo ammettere che sentirli raccontare di come si sono conosciuti, con tanto di occhioni innamorati, mi ha fatto un certo effetto. Tenerezza, e felicità per un caro amico felice. Perché credo che non ci sia cosa più bella dell’avere una relazione, e viverla con gioia. Un altro effetto me lo hanno fatto le parole “dieci mesi”, e un altro ancora sentir parlare di relazioni che vanno avanti da due e cinque anni. E lì, la mia bocca spalancata, con tanto di occhi sbalorditi. Un cinico sgomento, con una sfilza di sigarette, una dopo l’altra. Cazzo, ma com’è possibile? Ci sono coppie felici, che si amano, e perlopiù da anni? Per un cinico single non c’è niente di più irritante del sentire certe cose. Tanti punti interrogativi si sono subito accesi nella mia mente, uno dopo l’altro. Io, che ho creduto (ed in fondo credo ancora) per tanto tempo nell’amore, perché non posso fare discorsi del genere? Perché il mio record sentimentale non supera gli otto mesi? Ed infine, la domanda più brutta che ci si possa chiedere: sono io, quindi, ad essere sbagliato? E la risposta più comoda che ci si possa dare: forse sì, forse no, dipende. Come facciamo a sapere se siamo noi stessi l’elemento negativo della nostra vita sentimentale? Quando riflettiamo sulle nostre relazioni finite male non ci incolpiamo mai del tutto, anche quando dovremmo. E se la chiave per un futuro amoroso più roseo fosse iniziare a darci delle colpe che, magari, non abbiamo? Forse dovremmo provare a metterci nei panni dello stronzo della coppia, e non commettere i suoi stessi errori. Mi è capitato di commettere brutte azioni che in precedenza ho ricevuto. Una sorta di vendetta inconscia su un passato che mi ha fatto male. Chissà quanti ancora a questo mondo credono nell’amore, e quanti altri si sono invece rassegnati nel cercarlo. Quanti lo stanno vivendo, o lo vivranno, e quanti altri l’hanno vissuto e non lo vivranno più, come se fosse un treno, già passato, preso e ripartito per sempre. Chissà a quali appartengo. E poi li vedi, innamorati, che si accarezzano le mani, raccontando come il destino li ha fatti casualmente incontrare. E pensi “com’è successo a loro, potrà succedere anche a me”. Credere nel fato.

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