La riconquista di me.

Essere molto giovani, andare a vivere in una grande città lontana da casa ed assumersi responsabilità come la totale indipendenza su cosa fare, dove andare e con chi andare può sembrare magnifico, come un traguardo da raggiungere, quasi un’emancipazione. Ma, come ogni cosa che brilla all’apparenza, nasconde i suoi effetti collaterali. Una festa ieri, una festa stasera e un’altra ancora domani, e ti ritrovi a concludere le tue giornate con l’alba, col sole già splendente in cielo, perdendo il controllo del tempo, come se fosse lineare, senza giorno e senza notte. Perdendo il controllo della tua vita. Il tuo corpo non sa più se attivarsi o disattivarsi, come e quando, e sale lo stress, accumulandosi in angoscia. E’ da sabato scorso che sto riscontrando problemi ad addormentarmi. Eppure c’è questo blog, che da più di un anno a questa parte prende vita di notte, perlopiù all’alba, testimoniando che una vita sregolata ce l’ho, e non da poco tempo. Sono alla soglia dei vent’anni, praticamente sto ancora nascendo, e sono già al punto di provare disgusto per quella vita mondana che forse ho scoperto troppo presto. Superficialità in abbondanza, falsi valori spacciati in modo grottesco per veri. Tanta apparenza, e zero contenuti. Quasi vent’anni, e tanti eccessi già sognati e realizzati. Gioventù bruciata? Non saprei. Vissuta, indubbiamente. Rivoglio la vita che avevo anni fa, quella vita fatta di uscite tranquille e spensierate, di orari umani, di un minimo di senso di responsabilità. La vita che facevo prima di desiderare quella che possiedo oggi, nella quale mi ci sono tuffato, al massimo dell’euforia, senza pensarci due volte, affogandoci dentro. Ristabilire il mio orologio biologico è il primo passo da compiere, e ad aiutarmi ci sono due compresse di Sedivitax mezz’ora prima di coricarmi, con annessa camomilla. Prossimo passo? Tornare a Napoli. Esami dal 21 Giugno. Casa mia, mamma e papà, alimentazione sana, vita regolare, e tanto studio. Questa è la vita che voglio, ora. Ed ovviamente, dopo tutti questi buoni propositi, cosa mi si presenta? Due inviti con ingresso omaggio al party dell’Istituto Marangoni, al quale suonerà Boy George. Quando? Giovedì 26 Maggio dalle 23, presso l’Amnesia, Milano. 27 Maggio: esame scritto di Semiotica. Buonanotte a me, si spera.

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2 thoughts on “La riconquista di me.

  1. Errare e non correggersi, questo si chiama errare! La nostra gloria più grande non è nel non cadere mai, ma nel rialzarci dopo ogni caduta. Ho intitolato il «Mattutino» di oggi con un termine che segna una famosa raccolta di racconti dello scrittore francese Albert Camus: Chute, la «caduta» (1956). Il vocabolo, certo, rimanda anche al capitombolo fisico, al ruzzolare stramazzando a terra, ma è stato elevato a simbolo morale di colpa, errore, peccato. È in questa accezione metaforica che ci fermiamo, sostenuti da due aforismi dalla genesi molto diversa ma dall’esito comune. La prima frase è del celebre sapiente cinese Confucio e la seconda è dell’altrettanto celebre autore del Faust, Goethe. Entrambi, pur essendo distanti tra loro secoli, s’incontrano su una comune convinzione: la caduta fa parte della debolezza della nostra libertà, della fragilità della nostra volontà, della colpevolezza di fondo di tante nostre scelte. C’è, però, una differenza. Alcuni cadono nel male e là si acquietano: è un atteggiamento di capitolazione, oppure è una scelta di comodo. Si rimane e si sguazza nel fango, dimenticando il cielo da cui si è precipitati. È, questo, il vizio, un «errare e non correggersi», per dirla con Confucio. Ci sono, però, altri che sono piombati nel peccato, sono sprofondati nelle sabbie mobili dell’errore, ma non si rassegnano e con mani sanguinanti s’aggrappano a una roccia per risalire faticosamente e umilmente. E qui, per dirla con Goethe, si ha la vera nostra gloria che non è un’impossibile impeccabilità, bensì la coraggiosa volontà di «rialzarsi dopo ogni caduta».

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