Tristi e felici.

Si dice che siano gli avvenimenti tristi a farci maturare e crescere. I traumi, i fallimenti personali, la fine di un amore o di una cara amicizia. Se ci pensiamo, sono queste cose che rendono attiva, in un certo senso, la nostra vita. E sotto questo punto di vista, come testimonia questo blog, la mia vita è stata molto attiva negli ultimi anni. Si vive per superare, per crescere, per maturare.

Oggi la mia vita è totalmente lineare. Ho superato ogni trauma del mio passato, mi sto rimettendo in pari con i miei fallimenti personali, e di ogni fine sentimentale e amichevole me ne sono fatto pienamente una ragione. Non possiedo nulla per cui essere triste. Ho una famiglia splendida, amici simpatici (ho mandato a cagare la parola “vera amicizia” da un pezzo ormai), una carriera universitaria scorrevole, una bella casa nel centro di Milano, e così via. Tutto ciò dovrebbe rendermi felice, eppure non lo sono. Ma allo stesso tempo, non sono nemmeno triste. Il punto è che, col tempo, ho cambiato radicalmente il mio modo di approcciarmi alla vita. Alle persone, soprattutto. Sono single, da tanto, tantissimo tempo. Credo nell’amore, ma non lo vivo, o meglio, non arriva. Credo nell’amicizia, ma sono consapevole che non è vera, non è onesta, non è leale. A tal proposito, un paio di giorni fa ho letto un aforisma su River, un blog che leggo spesso, che dice: “Le persone sono state create per essere amate, mentre le cose sono state create per essere utilizzate. Il motivo per cui il mondo è nel caos è perché le cose sono amate e le persone sono utilizzate”. Niente di meglio per rappresentare in una sola riga la società odierna. C’è gente che ti è amica perché hai una Mini Cooper, o perché hai agganci nella vita mondana, o semplicemente perché è sola ed ha bisogno di te per andare in giro. Ecco, questa è la mia tristezza, oggi. E non esiste più niente di vero, onesto, leale. Un tempo davo tanto valore all’amicizia. Oggi non ci riesco più. Non riesco più a credere nelle persone, nelle belle parole dette per circostanza, nei sentimenti. Essere single ha raffreddato il mio cuore. Il mio corpo è diventato intollerante ad ogni forma di romanticismo. Eppure, sento di poter amare. Ancora. Un anno fa dicevo di voler essere single. Oggi, dopo un anno, essere single non mi ha portato a niente. Se non a diventare più stronzo di quanto lo fossi già. E’ quindi questo crescere, passare da romantici ingenui a cinici stronzi? Se è così, bloccatemi la crescita.

Il succo della questione è: abbiamo bisogno di essere tristi per essere felici?
Credo proprio di sì.

“Dimentica di non sapere quando la verità sia arrivata nella mia vita.
Dimentica di non sapere come piangere, me lo hai insegnato tu.

E mi ricorderò la forza che mi hai dato.
Mi ricorderò come mi hai salvato.

Dentro di me ero un bambino.
Fuori di me cercavo una soluzione.

E mi ricorderò l’amore che mi hai dato.
Ora che ho trovato la mia forza,
mi ricorderò come mi hai cambiato.

Ho imparato ad abbandonare l’illusione di poter possedere.
Ho imparato a lasciar andare.

Mi muovo in silenzio, e mi ricorderò della felicità.
Non ho mai avuto paura di piangere.
Ora ne ho finalmente un motivo.

Me ne ricorderò.”

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