Quando le immagini sono sbiadite e i ricordi sono chiari. Di un amore.

Negli ultimi tempi, da più di un anno a questa parte, ho imposto alla mia vita un’unica e importante regola da rispettare: never look back, mai guardare indietro. Direi che ci sto riuscendo, e pure alla grande, grazie al cinismo che abbonda e al menefreghismo che ormai la fa da padrone. Con questo post, però, farò dieci passi indietro. E sia chiaro, solo su questa pagina virtuale, e non nella vita.

Oggi pomeriggio ero a casa, e la Telecom Italia ha subito dei guasti che mi hanno lasciato ore ed ore senza connessione. Non ci si rende conto di quanto si è pateticamente dipendenti da Internet finché non si prova a stare per più di cinque minuti senza collegamento web, credetemi! Così, tra un respiro profondo, un attacco di panico e una crisi di nervi, mi sono chiesto: cosa facevano i popoli antichi che non avevano Internet quando erano a casa? La risposta è stata “guardavano la televisione”, ma qui a Milano non ho Sky, quindi sarebbe stato totalmente inutile provare anche solo ad accendere quella vecchia carcassa che mi ritrovo in soggiorno. Di conseguenza, mi sono posto un’altra domanda: cosa si fa al computer quando non c’è connessione? Ho aperto iTunes, ho selezionato la splendida “Paradise” dei Coldplay (che sto ascoltando anche ora, in perenne modalità repeat) e, pieno di coraggio, mi sono imbattuto in quelle cartelle zip con tanto di password per non aprirle più risalenti a qualche vita fa. Davanti agli occhi mi sono ritrovato immagini, sms, mms, messaggi di Facebook, conversazioni di chat. Un pezzo della mia vita letteralmente conservato. Un pezzone. La mia adolescenza, tutta lì, trasmessa su questo monitor, a spiattellarmi in faccia la mia felicità di allora, e a farmi vedere quanto sono triste oggi, come uno specchio dell’anima. Se ci penso e guardo indietro, ogni singola cosa di quei tempi, anche la più irrilevante, rappresenta un’emozione. Perché era così che vivevo, di emozioni, positive e negative. Ero vivo, fottutamente vivo. Meravigliosamente vivo. Ho sempre considerato quegli splendidi ricordi (tra i più belli in assoluto della mia vita) come la cosa che mi fa più onore. E questo è bellissimo, no? Ma tornare indietro di dieci passi, e rendersi conto di quanto siano lontani, è triste. Perché quell’Alessandro non esiste più. Perché non riavrò mai più indietro la mia adolescenza. Perché ho solo vent’anni, e mi sento come se avessi già vissuto tutto quello che potrò vivere da oggi ai trenta. Ma soprattutto, perché non ho mai amato così tanto, in modo così forte e irrazionale, come in quell’unica volta nella mia vita. Quell’amore, che per me continua a restare unico, in tutti i suoi mille orribili difetti che mi hanno portato ad accantonarlo per sempre, in un cassetto da riaprire ogni volta che mi viene voglia di dargli una sbirciata. Al mio magnifico passato. Perché era solo mio.

Tra le varie immagini in cui mi sono imbattuto questo pomeriggio, una in particolare mi ha fatto fermare a riflettere. Un mio primo piano, in cui sorrido, mostrando una spontanea felicità. Era un pomeriggio di Giugno di qualche anno fa. Erano giorni di assoluta spensieratezza. Giorni fatti di baci e amore, nient’altro. Quella foto, che mi è sembrata un po’ l’emblema di quei momenti d’oro, è sbiadita. Proprio come quei giorni, quei ricordi. L’immagine felice, di me e di te, che si è persa nel tempo.

Raf diceva “infiniti noi”. Ma a me non piace sparare cazzate, non più. Quindi dico “infinito me”, insieme ai miei ricordi che renderanno il mio amore personalmente infinito. Qui fuori, intanto, c’è un futuro che mi aspetta. Mi gratto le palle, e spero che sia bello, quantomeno figo!

Never look back.
Even if you were heaven on earth for me.

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3 thoughts on “Quando le immagini sono sbiadite e i ricordi sono chiari. Di un amore.

  1. La vita non è né brutta né bella, ma è originale… A differenza delle altre malattie la vita è sempre mortale. Non sopporta cure. Zeno Cosini ha deciso: non fumerò più. Per raggiungere lo scopo, si affida all’emergente nuova scienza, la psicoanalisi. La ricetta è presto data: appuntare sulla carta gli episodi salienti della propria esistenza, a partire dalla penosa morte del padre, per proseguire con la gelosia nei confronti dell’amico, col matrimonio malriuscito, il suicidio dell’amico, una stanca relazione extraconiugale e così via. È facile capire che a questo punto più che guarire dal vizio del fumo, Zeno detesta il vizio di vivere. Sì, la vita è una malattia inguaribile. Originale, certo, ma insopportabile: sarà forse un’esplosione nucleare – vagheggiata nel finale della storia – a generare una diversa umanità? Ho proposto la trama di uno dei più significativi romanzi del Novecento, La coscienza di Zeno (1923), di Italo Svevo, per un invito un po’ particolare. Provo, in un piccolo spazio di silenzio, a interrogarmi sulla nostra concezione della vita. Certo, quello offerto da Svevo è un folgorante ritratto della visione dominante anche (e soprattutto) ai nostri giorni. Molti trascinano la loro esistenza, facendone sgocciolare ore e giorni nella convinzione che essi non portino con sé un significato. Ci si aggrappa, allora, a qualche piacere, a un sorso di ebbrezza, a stravaganze che eccitino la monotonia. Eppure, se è vero che la vita terrena è mortale, con buona pace delle fanfaluche di chi la immagina sempiterna col progresso della medicina, è però altrettanto vero che essa è «originale». Ognuno ha la «sua» vita e può edificarla in modo creativo e fruttuoso, raccogliendo il motto di un grande della cultura occidentale, Montaigne: «Il mio mestiere e la mia arte è vivere».

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  2. Il vero rischio è quello che, tra qualche anno, ti risalti la connessione e ti trovi li..ad aprire cartelle di fotografie, sms, mail di oggi… e di nuovo a scrivere..quanto ero felice mentre ora quanto sono triste. . Sai perchè te lo dico.. perchè ho qualche annetto in piu’ di te e mai, mai come questo anno mi sono piu’ volte fermato a guardare il film della mia vita.. a ricordarmi i pianti su un letto perchè stavo male come uno stronzo perchè la mia ragazzina di allora mi aveva lasciato, o in macchina da solo a piangere dei miei dubbi esistenziali della vita di un ventenne. E ora rido.. ora rido vedendomi cosi’ puro…cosi’ bello dentro in tutto cio’ che erano delle difficolta’ cosi’ banali agli occhi di oggi ma cosi’ grandi agli occhi di allora.

    “Perché quell’Alessandro non esiste più. Perché non riavrò mai più indietro la mia adolescenza” … è il gioco della vita.. quanto accaduto un secondo fa non c’e’ piu’.. ma c’è tutto ciò che è tra un secondo, due, tre.. PERDIAMO TEMPO A GUADARE IL SECONDO PASSATO, O IL SECONDO A VENIRE??..Perdiamo tempo a pensare che mai abbiamo amato cosi’ tanto, o iniziamo a lavorare per un nuovo amore… o cosa ancor più importante..torniamo ad amarci veramente?.. Non c’e’ frase più banale ma più vera come quella che dice “se prima non amiamo noi stessi, non potremo mai amare nessun altro”…

    Non sperare in un futuro figo… lavora per averlo!!! 🙂

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  3. grossissimo errore!! Mai rovistare nel passato, a meno che non si sia dell’umore adatto per farsene sopraffare nuovamente! Ho scoperto a mie spese che si spera sempre in un domani migliore e che, come in una specie di “sabato del villaggio” cosmico, in realtà non c’è nessun domani, ma solo un oggi e, al massimo, l’aspettativa di un cambiamento. 😦

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