Nient’altro.

Un attimo di lucidità, dopo una festa di compleanno decisamente riuscita nella sua semplicità. Sono qui alla finestra, mentre suona la volante di un’ambulanza, sempre più in lontananza. Fumo una Winston Blue, promettendomi che sia l’ultima della giornata. Ma non lo sarà. Ed ogni giorno mi prometto di smettere di fumare, o almeno di diminuire le dosi. Ma non lo faccio mai. Ho letto in questi giorni che la dipendenza dal tabacco non è dipesa dalla nicotina, bensì dal “mal di vita”. Uno studente universitario di vent’anni mantenuto dai suoi genitori per cosa potrà mai star male, direte voi. Ma in ogni vita, in ogni tenore conseguito, c’è sempre qualcosa che non va. L’uomo è un animale, eppure è l’unico che dai suoi istinti paga le conseguenze morali. Diceva Mark Twain, scrittore statunitense vissuto nell’ottocento, che l’uomo è l’unico animale che arrossisce, e che ha bisogno di farlo. Perché creato per la monogamia, per completarsi con un altro animale della sua stessa specie. Guardiamoci intorno. L’amore è il tema principale di ogni espressione artistica, a partire dalla pop art di Keith Haring fino ad arrivare ai frivoli blockbuster hollywoodiani. Oggi tutti conosciamo il significato letterale del verbo amare, e soprattutto cosa sia la sofferenza portata da esso. Eppure continuiamo, dentro noi stessi, a volte rasentando la disperazione, a cercare quella metà destinata a noi. L’ingrediente mancante per la pozione della felicità. Perché in fondo una vita vissuta in due ha più valore di una vita vissuta da soli. Le persone che mi sono vicine molto spesso mi consolano con i miei vent’anni. Venti. Un numero, come trenta, quaranta, cinquanta. Nient’altro. “Ci siamo lasciati definitivamente, è finita” – “e dai tranquillo, hai vent’anni, hai una vita davanti”. “Mi piace molto, ma probabilmente non gli piaccio altrettanto” – “su con la vita, hai vent’anni, e c’è un mondo intero là fuori”. E’ per questi vent’anni, per questo mondo intero là fuori se oggi sono qui a definire il 2011 come uno degli anni più vuoti, insulsi e brutti della mia vita. Perché l’età è soltanto un numero, che può pesare o meno relativamente ai suoi contenuti, quantità e qualità. Perché c’è un mondo intero là fuori, ma non sempre è piccolo, soprattutto in amore. Perché dopo due relazioni rilevanti, ormai lontane, con più tristezza che felicità, desidero solo essere felice. A volte vorrei resettare la mia mente, e cancellare i ricordi. Sentirmi nuovo. Ma sono grato alla mia vita, e a tutti quegli scheletri che col tempo hanno abbandonato il mio armadio. Cosa saremmo senza i migliori anni della nostra vita? E cosa avremmo imparato senza i peggiori? Ho tanto da imparare da questo 2011, dal suo primo all’ultimo giorno. Ho tanto da dare. E, oggi come oggi, non ho niente da perdere. Perché c’è un tassello mancante, che non so dove sia, che non so come cercare, che non so come ottenere. Ma che so che arriverà, un giorno. E quel giorno ci sarà una nuova alba sul mio cielo.

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2 thoughts on “Nient’altro.

  1. Hai 20 anni… Che equivale ad avere l’eta’ per smettere di pensare e per iniziare ad agire!! Come a 30..40..50. Sono solo numeri…ma noi siamo persone..e noi..solo noi..creiamo il nostro destino!!!…che puo’ iniziare spegnendo, per esempio, l’ultima sigaretta!!… E’ molto piu’ semplice smettere a 20… Che a 30..40 o 50. :-)) Good luck:-))

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  2. Non posso darti soluzioni per tutti i problemi della vita. Non ho risposte per i tuoi dubbi o timori. Posso, però, ascoltarli e dividerli con te. Non posso cambiare né il tuo passato né il tuo futuro; però, quando serve sarò vicino a te. Non posso cancellare la tua sofferenza; posso, però, piangere con te. Non sono gran cosa, però sono tutto quello che posso essere. Lo confesso: sono emozionato mentre scrivo queste righe destinate ad un “caro amico” ed è per questo che ho voluto quasi mettere avanti le mani, in una sorta di autodifesa o di giustificazione e l’ho fatto con le bellissime frasi di uno scrittore che amo, Jorge Luis Borges. Sì, non saprò dare soluzioni o risposte decisive; non potrò incidere nell’esistenza di chi mi leggerà; non riuscirò ad asciugare lacrime e a riportare sorrisi. Potrò essere solo ” per i pochi minuti della lettura di queste righe ” un compagno di viaggio che condivide le stesse domande, che partecipa alle stesse esperienze di dolore e di gioia, che dubita, teme, spera e talora forse anche dispera. È vero: «non sono gran cosa», ma cercherò di esserti vicino, oltre che col cuore, con «tutto quello che posso essere».

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