Inaspettatamente bene.

E’ stato come togliere un cerotto: semplice e indolore. Nell’ultimo post dicevo che bisogna vivere la vita dando uno sguardo al cammino che abbiamo già percorso, perché il nostro passato è tutto ciò che abbiamo. Non pensavo che le mie parole si sarebbero rivelate come una sorta di profezia d’inizio anno. Sono entrato nel 2012 con la mia famiglia, e due dei miei più cari amici, attorno ad un lungo tavolo imbandito nel soggiorno di casa mia, accompagnati da tantissimo buon vino. A mezzanotte abbiamo lanciato in cielo delle lanterne cinesi, insieme a speranze, desideri e sogni espressi dentro di sé. Tra grandi baci e forti abbracci è partito un anno che le stelle dicono sarà bello e fortunato per noi Gemelli, che avremo Giove nel segno, sia lavorativamente che, soprattutto, sentimentalmente. L’importante è non avere Saturno contro, come Özpetek ci ha insegnato! In quei momenti di transizione tra passato e futuro, pensavo alle ambizioni che voglio raggiungere, anche grazie ad uno stage giornalistico che mi è stato confermato sabato pomeriggio e che inizierò a breve, e nel mentre ricordavo. Indietro, quando le ambizioni erano ancora sogni, e l’amore era una fiaba sul filone dei classici Disney. Le prime ore del nuovo anno, a festeggiare in un locale con i miei migliori amici, e tutto il mio passato davanti ai miei occhi. Un incontro inaspettato, piacevole, dolce, emozionante. Quello che rimaneva degli ultimi due/tre anni della mia vita era realtà, presente. Un revival, che mi ha fatto sorridere. Che mi ha fatto ringraziare il destino. Perché avevo bisogno di capire ancora una volta che sono cresciuto un po’ di più, e che ho sprecato tanto rancore per nulla. Per l’innocenza e l’ingenuità vissuta. Per l’infantilità che rendeva pesante la leggerezza. Per la convinzione adolescenziale che ti fa sentire già adulto. Quando di adulto, tutt’oggi, probabilmente ho poco e niente. O forse no. Ma, in fondo, chi è davvero adulto? Infanzia, adolescenza, e poi? E poi la vita. Col passato, presente e futuro. Col sorriso di chi sa di aver sbagliato, e di chi ha perdonato.

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2 thoughts on “Inaspettatamente bene.

  1. C’era una volta il punto interrogativo, un grande curiosone con un solo ricciolone, che faceva domande a tutte le persone, e se la risposta non era quella giusta, sventolava il suo ricciolo come una frusta. Agli esami fu messo in fondo a un problema così complicato che nessuno trovò il risultato. Il poveretto, che di cuore non era cattivo, diventò per il rimorso un punto esclamativo.
    Qualche volta è necessario ritrovare lo stupore dell’infanzia, con gli occhi spalancati per la meraviglia e con l’instancabile fiorire delle domande.Ho, così, voluto ricorrere a quello straordinario compagno di viaggio dei bambini che è stato Gianni Rodari (1920-1980), con questo suo elogio del punto di domanda, il segno grafico più tipico di chi si apre alla vita. Ne sanno qualcosa i genitori e gli educatori con gli insaziabili «perché?» dei loro ragazzi. Eppure è innegabile quanto scriveva il romanziere francese Honoré de Balzac: «La chiave di tutte le scienze è indiscutibilmente il punto di domanda. Dobbiamo la maggior parte delle grandi scoperte al Come?, e la saggezza della vita consiste forse nel chiedersi, a qualunque proposito, Perché?». Parole sacrosante, queste, per molti adulti di oggi, incapaci di interrogarsi sul senso del loro comportamento, del loro agire e parlare e, alla fine, della loro stessa vita, col risultato di avere atteggiamenti insipienti e un’esistenza vuota e insensata. Non per nulla la pubblicità ama l’esclamativo che non è, però, quello di cui parla Rodari, segno di vergogna per la complessità del mistero che ci circonda, ma solo espressione di imperio, di dominio, di sicumera e di conformismo.

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