Conflitto d’interessi.

Soren Kierkegaard, padre dell’esistenzialismo ottocentesco, diceva che la speranza è un astuto traditore, più perseverante perfino dell’onestà. Sosteneva anche che nulla spaventi di più l’uomo che prendere coscienza di quel che è capace di fare e diventare. L’immensità. La vita sarebbe, in definitiva, una sorta di conflitto d’interessi tra le paure di un essere umano e le sue illusioni. Se pensassimo a tutti i nostri obiettivi, da quelli a lungo termine fino a quelli a breve termine che ci poniamo nella quotidianità, capiremmo che tutta la nostra esistenza è basata su speranze e illusioni. E ne scaturiamo di nuove nelle vite di chi ci sta intorno, perché ad ogni parola, appuntamento e promessa diamo vita a nuove aspettative. E conseguenti attese, che nella peggiore delle ipotesi possono essere eterne. Dunque, come l’acqua, un bisogno vitale per l’uomo è prendersi in giro, e farsi delle illusioni per potersi alzare al mattino e uscire di casa. Per affrontare un piano di studi, una carriera lavorativa, una relazione sentimentale. Con uno stimolo. E dagli obiettivi si passa alle azioni. Come l’illuso che da una notte di sesso si aspetta i fuochi d’artificio nel cuore, quando tutto ciò che otterrà sarà un orgasmo, come tantissimi altri. Come quel dolce e stupido illuso che pensa di poter conquistare una donna regalandole rose, quando tutto ciò che dovrebbe fare è attaccare al frigo il testo di “Teorema” di Marco Ferradini. O come me, che farei meglio a ripetere a voce alta la definizione di “rassegnazione”. La mia determinazione mi ha sempre portato ad avere tutto ciò che volevo, in cui credevo. Forse si diventa uomini quando si inizia ad avere a che fare con quelle paure dalle quali scaturiscono mille teorie. Bugie che inventiamo per riuscire a vedere la verità, citando anche Pablo Picasso. Se non abbiamo certezze, non abbiamo sicurezze. E se non abbiamo sicurezze, non abbiamo niente. Dalle nostre illusioni nascono parole e castelli in aria, eterni countdown di attese che sono solo nella nostra mente. E solo lì. La massima sicurezza in sé stessi arriva quando non si ha più niente da perdere. Ma finché avremo speranze, ci sarà sempre qualcosa che perderemo. E fin quando penseremo di avere qualcosa da perdere, vivremo in balia delle illusioni. Oggi ho divorato “Use Your Illusion” dei Guns N’ Roses, entrambi i due volumi. In una gelida domenica, in cui ho preferito restare a casa, con la mia libreria iTunes, le mie Budweiser, le mie Winston Blue. Con la mia rassegnante illusione che sì, ho qualcosa da perdere. O forse no.

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