Nel silenzio di un sabato sera.

Il venerdì sera è il nuovo sabato sera. Con i postumi di un carnevalesco venerdì notte, protratti fino a stasera, ho deciso di rimanere a casa in compagnia del mio adorato Angry Whopper di Burger King, e una bustina di OKi. A dimostrazione di quanto me ne freghi, ora come ora, della Fashion Week e del “toppissimo” sabato al Plastic. Negli ultimi giorni sto vivendo tra sole e nuvole, in perfetta sintonia con questo clima che sembra non avere più stagioni. Solo una settimana fa si gelava, con -4° e la neve ancora per strada, ed oggi si sono toccati addirittura i 20°, con tanto di finestra spalancata ancora ora. E nell’aria si respira il silenzio. Il mio, che ho tutto e niente da dire, mentre continuo a sfiorare un’indifferenza che cresce col mondo che si allontana da me, escludendomi dal suo giro intorno al sole, con le stelle che sembrano non brillare più come una volta, quando alzavo la testa al cielo e mi commuovevo per le mie speranze, ammiccando un sorriso spontaneo che mi dava la voglia di scoprire la vita. Il silenzio delle persone di cui mi circondo, che hanno poco e niente da dirmi, intrecciando la loro vita con la mia tra un party ed una cena fuori, quasi a voler riempire i buchi solitari delle loro agende. Ed è in quest’aria senza rumori che mi perdo nel silenzio della mia anima, coprendo il mio volto con un sorriso paragonabile alla famosa copertina di Linus. Un sorriso che fa da spot alla felicità e spensieratezza di un giovane ragazzo come tanti altri della sua età. Io, che pretendo tanto dagli altri, e probabilmente poco da me stesso. Io, che non smetterò mai di pentirmi di aver creduto in un amico, in un amante, in una persona che la mia fiducia se la beve corretta con vodka il venerdì sera. Forse col tempo imparerò ad accettare il fatto che le persone ci sono finché gli facciamo comodo, che anche il più caro amico ci manderebbe a cagare al primo “salto di qualità” disponibile, e che il buon viso fa sempre un cattivo gioco. In tutta questa assenza di verità, ho solo voglia di tornare a casa mia per un po’. E lo farò esattamente tra tredici giorni, il 10 Marzo. Nella mia terra, dove ogni muro è un pezzo della mia storia, con i sorrisi più veri che abbia mai visto e le cattiverie più oneste che abbia mai conosciuto. Dove la maggior parte della gente è felice perché ha visto solo quella minuscola parte di mondo, e gli sta bene, senza avere sulle spalle il peso di ambizioni universali. Dove so che ad aspettarmi ci sarà la mia famiglia, assoluta verità della mia vita, che non mi lascerà mai in silenzio. Magari un giorno mollerò tutto e tornerò giù, nel mio sud, prenderò in mano una zappa e coltiverò la terra. E probabilmente sarà così che troverò la vera felicità.

“La gente è sola perché costruisce muri invece che ponti.”

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2 thoughts on “Nel silenzio di un sabato sera.

  1. …sai caro Ale, stanotte riflettevo su una cosa…: delle fiabe ricordiamo sempre e solo la fine…”il vissero felici e contenti…”, senza rammentare le sfrenate peripezie che contornano la vita dei protagonisti: fate, draghi, orchi, incantesimi, streghe…e chi più ne ha più ne metta…
    Anche la nostra vita il più delle volte è una fiaba…e i cattivi di oggi possiamo chiamarli finti amici, cattive abitudini, finte prerogative, falsi ideali, sogni senza meta…
    Ogni tanto anche il nostro cuore avverte l’esigenza di periodi di convalescenza, specie dopo traumi o cadute, e si ritira in torri isolate, terre lontane, poste nel mezzo di una vita che si consuma tra giornate di sole e di pioggia…senza più le stagioni…senza più obiettivi…e cerca solo pace scandendo con quel suo ritmo, a volte monotono, a volte fastidioso, l’altalenarsi dei giorni…
    E allora capita che i giorni si tingono di un solo colore, di un solo sapore, di tinte tanto leggere da non riuscirne a scorgere le differenze…e tutto sembra uguale, monotono, triste…tanto che ci verrebbe voglia di far le valigie e tornare in un passato in cui una penna e un diario ci facevano compagnia…
    Nelle orecchie, mentre scrivo, risuona la canzone di Arisa…parole forti che fanno riflettere non solo la mente…verità che a volte facciamo finta di non ascoltare…perchè il soffrire fa paura…senza sapere che è solo nella sofferenza che si matura…e non nella felicità…alle volta falsata da alcool o fumi vari…
    E torno alle mie fiabe…fatte di ponti levatoi e castelli, regine, dame di corte, terre di mezzo e cavalieri…principi azzurri e mele velenose….incantesimi e specchi parlanti…che ti sputano in faccia sentenze a mò di coscienza avvelenata…facendoti ricadere in un vortice di perplessità e dubbi…dove non ci sono nè cartine nè tom tom ad indicarti una possibile via di fuga o semplicemente un sentiero che ti conduca in un ipotetico “paese delle meraviglie” dove tutto è al contrario e dove tutto è il contrario di tutto e a farti da compagno un simpatico grillo che sa tutto di te e cerca in continuazione di riportarti su quella “retta via” da dove ogni tanto si devia, si fugge, ci si scosta perchè l’orizzonte non si vede bene e la luna tarda ad apparire…e il silenzio che la circonda più che indurti a riflettere, infastidisce, stanca, rende muta anche l’anima…
    E allora azzardi strane decisioni, fai promesse che già sai “forse” manterrai…ma il solo farlo ti aiuta a programmare un futuro che pensi possa essere come tu desideri…senza sapere che invece il destino ha già altri progetti per te e che il più delle volte non puoi far altro che accettarli chinando il capo e mettendo piedi in orme già segnate…e questo non vuol dire essere fatalista…ma semplicemente realista…e “quel vissero felici e contenti” continua ad essere un finale riservato alle solo fiabe….

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