La felicità è volontà.

Viviamo tutti dei periodi difficili, è la routine della vita, del mondo, quest’ultimo pronto a trasformarsi in un paese dei balocchi dove compriamo tristezza spacciata per felicità. Pensiamo di poterci liberare dei nostri tormenti con una bottiglia di Merlot, o con una serata tra amici in discoteca, alla ricerca dello sballo e del rimorchio facile. Anch’io ero così. Scappavo, buttavo giù, e non ci pensavo. Ero un fan del “fa’ finta di niente e nun ce pensa’”, ma più non affrontavo i miei tormenti, e più me li ritrovavo lì, accantonati, che aspettavano di staccarsi di dosso l’etichetta di questioni irrisolte. Accumulandosi insieme a paure, ansie, angosce. E mi permettevo di predicare maturità, di dover essere uomini e cacciare le palle nella vita. Dal basso dei miei anni, e da qualche scalino medio/alto delle mie esperienze. Poi però si arriva a soffrire così tanto da voler smettere di aver paura, di essere stanchi di star lì a fare le vittime della propria psiche e di quello che il mondo vuole venderci per triste, e ci si fa forza. Magari aggrappandosi a degli amici, a dei familiari, o ad una preghiera. “Signore, ti supplico, fa’ che…”, “Dio, ti prego, fa’ che…”. Pretendiamo, così nella fede come nella vita. E magari non pensiamo che i primi passi dobbiamo farli proprio partendo da noi stessi, dal nostro corpo, dalla nostra vita, ciò che dovrebbe starci più a cuore in assoluto. Da solo cerco di aiutarmi, di farmi forza, di superare un ostacolo che mi mette in difficoltà. Allo stesso tempo, a cosa sono disposto a rinunciare per me? Cosa mi pongo in cambio? Prima pregavo, chiedevo a Dio di aiutarmi a superare quelli che in questo momento sono i miei ostacoli, le mie paure. Mi sono acceso una sigaretta. Subito dopo, mi è bastato un secondo per capire a cosa devo rinunciare in cambio delle mie preghiere, delle mie speranze, del mio auto-aiuto. Ed eccola lì, spenta dopo un tiro, che mi fissa senza farmi gola. Perché forse sto trovando la volontà. La forza di volontà. Per partire, eliminando quelle che sono le mie schiavitù. Per me.

21/03/2008 – 21/03/2012, quattro anni di blog. Traguardi.

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