L’avvicinarsi di un dolce addio.

Domani, per la prima volta da quando mi sono trasferito a Milano, ormai un anno e mezzo fa, vedrò una nuova casa. In una zona nella parte opposta della città, dove potrei solo sognare di raggiungere il Duomo a piedi, tra le tante cose. I motivi per i quali sto cercando una nuova sistemazione sono molteplici, a partire dal costo dell’affitto, che di questi tempi inizia a farsi sentire, fino alla voglia di vivere qualcosa di nuovo. Una voglia di novità, che però si scontra con l’enorme malinconia che inizio a realizzare tra un annuncio e l’altro, ed inizio a ricordare, da gran nostalgico che sono, tutte le piccole e grandi cose che, negli ultimi diciotto mesi, ho vissuto qui, in questa casa, in questo splendido quartiere che non lascerei mai. Perché qui è come se tutto mi appartenesse… Il tabaccaio cinese (ma più italiano di me) in viale Tunisia, che mi chiede sempre cosa farò stasera; i kebabbari dell’Imperator, che non si stupiscono più per la quantità di salse che gli chiedo di mettermi nel panino (ketchup, maionese, yogurt e tanta salsa piccante), e che mi fanno sempre due timbri a botta sulla fidelity card per il raggiungimento del decimo kebab gratuito; i commessi del McDonald’s di Porta Venezia, che mi credono morto se non mi vedono per una settimana; la signora del bar in piazza Oberdan, che quando mi vede sa già che dovrà farmi una piadina veloce con cotto e fontina perché vado di fretta. Il dolcissimo profumo di Stradivarius quando esco dalla metropolitana, le luci di Buenos Aires, che rendono il quartiere vivo anche di notte, quasi a farmi compagnia. Il Blanco, il Mono, Lelephant, tutti a due passi da casa. “Io vivo lì, sulla Foot Locker!”. Ed i miei coinquilini, i migliori che potessi desiderare, con le nostre storiche serate alcoliche in cui ci portiamo tutti le chiavi perché “non si sa mai”, i pianti ed i conforti alle sei del mattino, le confessioni, i consigli su come stiamo prima di uscire, ma anche le serate casalinghe, sul divano davanti alla tv, tra un film, “Malattie Imbarazzanti” e gli awards in streaming fino alle cinque del mattino. “Con il Saccoccio!”. Questa zona, questa casa, questa camera. Testimoni delle mie più recenti emozioni, dei miei ricordi più nuovi, e dei miei primi passi verso un’autonomia che mi porterà ad essere un uomo adulto. Se penso di lasciare tutto questo mi viene da piangere, ma sono lacrime dolci, che non fanno male. Come quando vedi una foto della tua adolescenza, e ti commuovi per quanto fosse bella la vita allora. Resterò qui ancora per almeno un mese. Fino ad allora, continuerò a godermi ogni attimo di questo mio ennesimo primo amore. Che sarà sempre imparagonabile ed unico nella sua prima volta.

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2 thoughts on “L’avvicinarsi di un dolce addio.

  1. Sono a Milano dal 2005 e ho cambiato ben 7 case [ patologia pura:-) ]… ogni volta come se fosse una nuova “rinascita”. Ogni casa ha un suo ricordo, ha un suo periodo, ha una sua età…prima una convivenza, poi in una doppia, poi in una singola, poi da solo. Ogni passaggio visto come un motivo di crescita. E mi diverto a guardare indietro, e a vedere quanto son cambiato, quante cose son cambiate. Quante persone c’erano e ora non ci sono più nella mia vita, quante persone nuove e quante che ancora non conosco ma che arriveranno. Magari al prossimo trasloco, magari con la prossima casa 🙂 Ma ogni casa mi ha lasciato un ricordo, perchè la casa rappresenta noi, nel nostro intimo, nella nostra pace ma anche nelle nostre debolezze. Passano le case, insieme agli anni, ma i ricordi rimarranno sempre con noi…e il tabaccaio cinese, potrai sempre andarlo a trovare!! :-*

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  2. “Lo stile è l’impronta di ciò che si è in ciò che si fa”.
    Ale, tu di stile ne hai da vendere, in questa casa che ci ha regalato risate, lacrime e alberi di Natale fino a marzo, come in qualsiasi altra casa che ti regalerà altrettante emozioni e, lo spero tanto, ancor più gioie..
    in bocca al lupo per la tua ricerca!
    Ge

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