Dammi il tuo Facebook e ti dirò chi sei.

Facebook è utile nella sua letalità. E’ lo specchio della società attuale, la vetrina delle menti di tutti noi, e di ciò che siamo. Uno specchio, che riflette egocentrismo, riservatezza, euforia, ignoranza, tristezza, felicità. Una volta ho visto una t-shirt con su scritto in inglese “vorrei che la mia vita fosse bella come lo è su Facebook”, o qualcosa del genere. La costruzione di se stessi, della propria immagine, di come si vuole apparire, insieme a pensieri usa e getta destinati a finire nel dimenticatoio dopo qualche link. Costruzione, che ci spinge verso la profezia di Andy Warhol che vuole, in futuro, ogni essere umano famoso in tutto il mondo per un quarto d’ora. Dieci anni fa bisognava ricorrere ad estetisti e parrucchieri per far colpo su qualcuno, oggi può essere sufficiente aggiornare il proprio profilo (per citare Drew Barrymore in “La verità è che non gli piaci abbastanza”). Colui che scrive ha vissuto qualche relazione in cui galeotto fu Facebook, da buon appartenente ad una generazione che divora sentimenti ed opinioni tra foto profilo e status ad hoc. C’è lo sfigato, che dà il buongiorno al mondo e la buonanotte a Facebook, il mondano, che ostenta con fierezza le sue notti brave fingendo di lamentarsi di aver bevuto troppo, il cinico, che a quanto pare deve aver studiato parecchio il ruolo della figlia di Kevin Spacey in “American Beauty”, l’innamorato, la vittima, e così via. Mettiamo, però, da parte tutti questi stereotipi ormai inflazionati. Ciò che più rappresenta Facebook è la rete di rapporti interpersonali, l’interazione. In questa costruzione di noi stessi, è nel succo che casca l’asino, con tutta la nostra vera natura spiattellata lì, in un commento di cinque parole sotto lo status di una certa persona. E scivola dal nostro monitor la maschera pixelata su cui tanto avevamo lavorato su Photoshop, perché bastano due commenti, un’interazione al limite dell’assurdo, per far trapelare quel che siamo, nella nostra falsità, pieni d’arrivismo, annegando in un’overdose di convenevoli. Quanto basta, per distinguere la realtà dalla finizione di tutti noi, popolo di un mondo virtuale dove, in fin dei conti, non si può ingannare nessuno. Con stupore, e un po’ di malincuore, oggi sono consapevole di essere caduto, in certi casi, nella trappola dell’apparenza costruita da social network. Ma ringrazio Facebook, per avermi poi mostrato il lerciume che c’è dietro. Perché a volte basta un “Like” per dire mille parole.

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One thought on “Dammi il tuo Facebook e ti dirò chi sei.

  1. Quanto sarebbe bello mettere dei like anche nella vita reale…ma la cosa più bella…quanto sarebbe bello mettere “sei terribilmente sfigato” anche nella vita reale, così, senza troppi giri di parole?
    Bravo Ale!! Riesci a scrivere sempre, o quasi, ciò che mi passa per la testa solo alla lettura del titolo del tuo post 🙂

    Mi piace

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