Losing my religion.

Oggi faccio finta di esserci, domani non lo so. Ma probabilmente non ci sarò. Questo è l’egoismo, l’indole umana per eccellenza, senza se e senza ma. Siamo egoisti quando commettiamo quell’azione che in teoria ci dovrebbe fare più onore, ovvero seguire noi stessi e il nostro cuore, senza pensare a chi c’è per noi e a cosa si aspetta da parte nostra. L’egoista è un topo d’appartamento, un ladro che prende i nostri sentimenti e li porta via, senza curarsi del valore che possiedono. Fa finta di esserci per noi, e nella più grave (e purtroppo comune) delle ipotesi finge anche di amarci, fin quando non trova la prima conveniente occasione per poter scappare via. E’ meschino, falso, doppiogiochista, menefreghista, sporco, cattivo. Ogni aggettivo negativo può essergli attribuito. Ogni cattiva azione che può essere compiuta gli è riconducibile. L’egoista è un padre che lascia la moglie e i figli per una puttana conosciuta in ufficio, o più semplicemente è quell’amico del venerdì sera che non ci pensa due volte prima di mollarti da solo in discoteca per andarsi a fare una sana (speriamo per lui) scopata. Ogni nostra azione scaturisce un atto egoistico nei confronti di qualcun altro, che può essere un messaggio lasciato lì, senza risposta, o più genericamente una questione rimasta in sospeso a discapito morale dell’altro. Perché è facile dire “non me ne frega un cazzo di te”, ma è difficile sopportare di vedere i propri sentimenti, grandi o piccoli che siano, gettati via sul tabellone di un gioco da tavolo. Ed è la cosa più straziante del mondo constatare che l’immensa fiducia che confidavamo nelle persone a cui vogliamo bene, che amiamo, era in realtà solo una bufala. Una farsa. Una grande fumata grigia che si dissolve, mentre crollano i castelli di sabbia che avevamo costruito. Una volta non ero così. Ero ottimista, fiducioso nelle persone. Ingenuo. Vorrei non essere diventato così cinico, così sospettoso nei confronti dell’onestà altrui. Ma purtroppo non si smette mai di scoprire fino a che livello un essere umano è in grado di essere arrivista, e di conseguenza attore di finti sorrisi, baci, affetti. L’egoista può essere un nostro genitore, se siamo sfortunati, o il nostro migliore amico. E’ colui che firma un’unione matrimoniale pensando a quante scopate si perderà così facendo. E tutta la fede nel mondo circostante se ne va, e la luce non appare più forte ma cupa, e tutti quelli che ci circondano sembrano essere lì quasi per dovere, che per piacere. Gli altarini del teatro dell’ovvio vengono scoperti, le maschere cadono via dai nostri volti, perdiamo il controllo dei nostri alter ego. E resta la nostra più pura essenza, la merda. Ce la buttiamo addosso, l’uno con l’altro, dopodiché passiamo alla ricerca di nuove vittime da mietere. Perché l’egoista, in fondo, è tutti noi.

“Quello sono io nell’angolo. Quello sono io alla ribalta.
Che perdo la mia pazienza. Che cerco di sostenermi con te.
E non so se posso farlo.
Ho detto troppo.

Non ho detto abbastanza…

Pensavo di averti sentito ridere.
Pensavo di averti sentito cantare.
Penso che pensavo di averti visto tentare.

Ma quello era solo un sogno.