10/11/12

Ho sempre creduto che l’amore non conosca tempi, spazi, né luoghi. Nasce dal primo sguardo. Quello che ti lacera dentro, nello stomaco, per poi farti battere il cuore il giorno dopo, solo a ripensarlo.

Di sguardi ne ho visti tanti nella mia vita. Erano occhi, soltanto occhi, privi di una qualsiasi emozione che mi toccasse il corpo, e l’anima.

In un’epoca in cui l’egoismo la fa da padrone, in cui tutti vogliono tutto, senza dare, io ho trovato quello sguardo, quel corpo, quell’anima che mi ha toccato. Quel condividere sogni e speranze, traguardi, legati l’uno all’altro. Obiettivi. Perché cos’è l’amore, se non sognare di incoronarlo in una condivisione eterna della propria esistenza? E passo dopo passo, verso quella salita, aumenta di valore, e non si ferma più. Perché è con determinazione e certezza che poi si assaporano i frutti di un investimento. Non ho mai perso tempo nella mia vita in ambizioni che non mi appartenevano. E l’amore, quello che mi fa sentire così da più di quattro mesi a questa parte, è decisamente l’ambizione che più mi sta a cuore. Quel cuore che mi si è sciolto, stasera, dopo aver trovato di sorpresa un post-it attaccato alla mia finestra. E se un gesto vale più di mille parole, insieme formano una certezza.

Una certezza, che mi rende felice giorno dopo giorno.

#FFBB

L’amore della vita, meraviglioso.

Venerdì, un caldo sole di Maggio, come da accenno estivo, e una leggera brezza, a rendere viva l’aria. Un giorno orrendo, che andrebbe dimenticato, se solo fosse possibile. Ma non lo è. 11 Maggio 2012, una data, una fine. Un’interruzione improvvisa ed inaspettata, forzata, voluta, studiata. L’essere padroni della propria vita fino all’ultimo respiro. Il coraggio di premere stop, con la consapevolezza di abbandonare questo mondo e tutto ciò che si conosce, per andare chissà dove. Lasciando ai propri genitori e fratelli un ultimo ricordo, senza abbracci, né parole d’addio. Come una candela spenta dal vento nel buio della notte. Per quale motivo si dovrebbe voler lasciare la propria vita, questo non lo so. Tantomeno mi spetta saperlo. Ma, per quanto mi riguarda, nessuna ragione potrebbe mai giustificare una scelta del genere. Perché per ogni sofferenza e per ogni blackout, c’è sempre una via d’uscita verso la salvezza. La mamma, il papà, i fratelli e le sorelle di ognuno di noi. La terra, il sole, il mare, i prati verdi. L’amore, e l’amore, e di nuovo l’amore. L’emozione di un sentimento, i brividi di un bacio, e la pienezza spirituale. Non c’è nulla per cui si debba andare via prima di quando la vita stessa non voglia. Del resto, le sofferenze sono la genesi della felicità, la nascita di qualcosa di bello. Un seme che un giorno fiorirà. E fanno parte della vita, insieme alla posività. Perché è indubbiamente bello vivere ciò che è bello, ma è anche giusto vivere quel che è brutto. Senza desistere. Inseguendo quello che, in fondo, è l’unico, vero scopo che abbiamo in tutta la nostra esistenza: diventare uomini, grandi uomini, d’età, ma soprattutto di spirito.

Dedico questa canzone a Marco.
Con la speranza che un angelo abbia preso la sua anima, e l’abbia portato lì, dove tutto è meraviglioso. In Gloria.