Sorridevamo insieme.

Diamante. Questo paesino sul Tirreno, un po’ testimone della mia vita, della mia crescita, e dei miei cambiamenti. Anno dopo anno, eccomi qua, puntuale in agosto, a confrontarmi col passato, a scoprire cosa c’è di nuovo, in me, e a ritrovare quel che ho perso. Quando vengo qui è come se non fossi mai cresciuto. Torno ad essere il bambino che ero, con quella genuina semplicità che mi allontana, anche se soltanto per poche settimane, dal ragazzino-uomo che gira tra una festa ed un aperitivo griffato. Mi rilasso, mi ricarico. Mi disintossico. Ricordo. E mi spaventa il modo in cui il tempo passi in fretta, allontanando sempre di più quei tempi andati di cui a volte ho tanta nostalgia, quasi a renderli irraggiungibili. Sono due, tre anni. E saranno quattro, cinque, sei. Che ansia! Il punto di fondo, però, non è tanto lo scorrere dei mesi e degli anni, quanto il fatto che certi momenti, e certe persone, restino presenti. E allora che senso ha il tempo, il passato, se tutto cambia e niente passa?

Cambiamenti, quei pezzi di vita nuova nati da delusioni e lacrime, da abbandoni e addii. Col rancore, che va con l’età che avanza. Per lasciare posto ad un sorriso, mentre do uno sguardo a quando eravamo importanti l’uno per l’altro, e la priorità dei giorni e delle notti era la voglia di stare insieme. Riuscire a volersi bene, ad amarsi in fondo, cercando di non pensare all’uomo nero. E andava bene. Ed eravamo felici. E sorridevamo. Era quel sorriso strappato, che riempiva il cuore più di un bacio.

Quel sorriso strappato che, da quel pezzo icona dei tempi, è arrivato a me. A te.
In simbiosi, come solo due gemelli saprebbero fare.

Come ad allora.