Senza armi e difese.

Inizierei dicendo che ci sono troppi rumori in casa mia. C’è il motore del frigo, la ventola del mio PC, uno strano rumore in bagno che non ho ancora capito da dove proviene. Ci sono i miei pensieri, che si accavallano, si sovrappongono, fanno a cazzotti l’uno con l’altro. Sono indifeso. Non ho armi per combattere le debolezze del mio carattere che l’amore fa trasparire dai miei occhi, dalle mie parole, dai miei gesti. Avevo perso ogni contatto col mio cuore. Mi sentivo forte, cresciuto, stronzo e fiero di esserlo. Non c’era spazio per nessun altro al di fuori di me, nella mia vita. Ero vivo, e maledettamente vuoto. Quella che ieri sembrava essere gioia, oggi sarebbe dolore. Sono innamorato, in un modo che non avrei mai immaginato di esserlo. Per la prima volta in vita mia ho veramente paura di perdere una persona. Ed è una prova con se stessi, con le proprie responsabilità, maturità, crescita. E’ accettazione. Accettare ogni diversità e sfaccettatura della vita di chi amiamo. Chiudere gli occhi, e mettere giù ogni arma e scudo. Porre la propria mano al tempo, e lasciarsi trascinare dalla verità che soltanto lui può rivelare. Abbandonando ogni paura al passato, senza più alcun timore verso quella solitudine che c’era, c’è e sempre ci sarà. E’ dura. E’ difficile. Ma è l’impegno più magnanimo che si possa prendere. Perché un domani, qualsiasi cosa accada, altro non saremo che persone migliori.

A Milano,  Roma, Londra, Varsavia, Berlino,
e a tutti i posti che saranno testimoni di noi.

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«Cleaning my soul.»

Ora capisco come si sentiva Madonna quando, nel 2003, cantava “nessun fallimento, niente più paure” in quel capolavoro che è “Nothing Fails”. Sono passati più di due mesi da quando ho lasciato l’ultima, ‘amarcordistica’ impronta su questo mio intimo palcoscenico virtuale. Mesi in cui ho avuto l’occasione di sentire realmente il cambiamento che dico di vivere in me stesso da tempo, e questo grazie all’approccio che ho con le emozioni, che diventa più maturo, sentito, spontaneo, e soprattutto sereno. Quest’anno la mia vita è cambiata sotto tantissimi punti di vista, e mi sento molto fortunato per tutto quello che mi è accaduto e continua ad accadermi. Come una sorta di benedizione, che ha trasformato in realtà tutto ciò che volessi. E non ho paura di esternare questa felicità, perché per la prima volta dopo tanto tempo mi sento sicuro di quel che ho, e mi fido di me. Tutte le porte chiuse, le occasioni perse, le delusioni spicciole che nell’ingenuità di quei tempi mi tormentavano sono soltanto irrilevanti ricordi di un passato che non sfiora più la mia mente. Perché oggi so chi sono, e so cosa voglio. Quando penso a quello che ero, e alle persone di cui mi circondavo solo pochi anni fa, non mi riconosco, come se il mio ego fosse stato in coma fino ad oggi, per poi risvegliarsi, e rendersi conto di quanto fosse sbagliato quello che stava succedendo. Sono stati indubbiamente anni magnifici, vissuti più che a 360 gradi per l’età che avevo, ma era tutto lì. Un divertimento, giusto per quei tempi, che avrebbe rovinato le mie ambizioni e il mio essere a lungo andare. Con la moderazione, il self-control, si imparano tante cose. La responsabilità di avere grandi sogni da inseguire. La necessità di migliorare se stessi. Il bisogno di imparare ad amare, dopo aver conosciuto tanti corpi senza cuori. E, a riepilogo dell’intero post, la soddisfazione di essere felici.

C’era un tempo in cui si viveva d’amarcord. Di emozioni legate ai ricordi.

Oggi è tutto nuovo, tutto diverso.

Ed è stupendo così.

«Cleaning my soul.»

L’avvicinarsi di un dolce addio.

Domani, per la prima volta da quando mi sono trasferito a Milano, ormai un anno e mezzo fa, vedrò una nuova casa. In una zona nella parte opposta della città, dove potrei solo sognare di raggiungere il Duomo a piedi, tra le tante cose. I motivi per i quali sto cercando una nuova sistemazione sono molteplici, a partire dal costo dell’affitto, che di questi tempi inizia a farsi sentire, fino alla voglia di vivere qualcosa di nuovo. Una voglia di novità, che però si scontra con l’enorme malinconia che inizio a realizzare tra un annuncio e l’altro, ed inizio a ricordare, da gran nostalgico che sono, tutte le piccole e grandi cose che, negli ultimi diciotto mesi, ho vissuto qui, in questa casa, in questo splendido quartiere che non lascerei mai. Perché qui è come se tutto mi appartenesse… Il tabaccaio cinese (ma più italiano di me) in viale Tunisia, che mi chiede sempre cosa farò stasera; i kebabbari dell’Imperator, che non si stupiscono più per la quantità di salse che gli chiedo di mettermi nel panino (ketchup, maionese, yogurt e tanta salsa piccante), e che mi fanno sempre due timbri a botta sulla fidelity card per il raggiungimento del decimo kebab gratuito; i commessi del McDonald’s di Porta Venezia, che mi credono morto se non mi vedono per una settimana; la signora del bar in piazza Oberdan, che quando mi vede sa già che dovrà farmi una piadina veloce con cotto e fontina perché vado di fretta. Il dolcissimo profumo di Stradivarius quando esco dalla metropolitana, le luci di Buenos Aires, che rendono il quartiere vivo anche di notte, quasi a farmi compagnia. Il Blanco, il Mono, Lelephant, tutti a due passi da casa. “Io vivo lì, sulla Foot Locker!”. Ed i miei coinquilini, i migliori che potessi desiderare, con le nostre storiche serate alcoliche in cui ci portiamo tutti le chiavi perché “non si sa mai”, i pianti ed i conforti alle sei del mattino, le confessioni, i consigli su come stiamo prima di uscire, ma anche le serate casalinghe, sul divano davanti alla tv, tra un film, “Malattie Imbarazzanti” e gli awards in streaming fino alle cinque del mattino. “Con il Saccoccio!”. Questa zona, questa casa, questa camera. Testimoni delle mie più recenti emozioni, dei miei ricordi più nuovi, e dei miei primi passi verso un’autonomia che mi porterà ad essere un uomo adulto. Se penso di lasciare tutto questo mi viene da piangere, ma sono lacrime dolci, che non fanno male. Come quando vedi una foto della tua adolescenza, e ti commuovi per quanto fosse bella la vita allora. Resterò qui ancora per almeno un mese. Fino ad allora, continuerò a godermi ogni attimo di questo mio ennesimo primo amore. Che sarà sempre imparagonabile ed unico nella sua prima volta.

Fuoco… Fuochino… Fuocherello.

Ci sono persone che sarà difficile dimenticare. Altre che ameremo per anni. Ed altre ancora che ci mancheranno per il resto della vita. Questa è una cosa che mi sta profondamente sul cazzo. Poco meno di quanto mi dia fastidio uscire dalle mie convinzioni, e constatare il poco che resta dell’immensità che pensavo di avere. Un ricordo che amo, solo perché tale. E’ strano il modo in cui odiamo il presente, sbattiamo una porta in faccia a chi ci fa soffrire, per poi provare il bene più puro solo dopo aver reso quella storia archiviata. Una sorta di masochismo nostalgico, in cui tutte quelle vecchie ferite sembrano diventare il gesto d’amore più bello che avessimo mai ricevuto. Perché in fondo amiamo quel passato solo perché non abbiamo ancora provato un battito cardiaco forte ed intenso come ad allora, o perché le farfalle nello stomaco sono ricercate a Chi l’ha visto da almeno tre anni. Dunque, a mancarci non è la persona, ma il modo in cui essa ci amava, e riusciva ad emozionarci. Ed è quello che cerchiamo in tutti gli sguardi che incrociamo, con la speranza di ricominciare a vivere dal cuore. Perché la prima volta resterà sempre un’imparagonabile confronto. Un perfetto mix d’amore ed odio, caldo come il ghiaccio. Un fuoco che sembra non volerne sapere di spegnersi. Che brucia dentro di me. Insieme alla realtà che mi mostra le sue ceneri. 

A.A.A. Cercasi spontaneità.

Reduce dal martedì sera, sono le 4:17, e sto iniziando a scrivere questo post. Posso concedermi questi orari quando non ho corsi da seguire e mancano ancora quindici giorni agli esami, giusto? Questo nuovo anno è iniziato da appena unidici giorni, eppure tutti i miei migliori amici si stanno felicemente accoppiando, addirittura c’è chi sta già facendo spese d’arredo in coppia. Il 2012 sembra proprio essere l’anno degli innamoramenti lampo. Ovviamente tutto ciò non riguarda il sottoscritto, che è qui con un triste sacchetto del My Sushi di fronte casa risalente all’ora di cena. Con tanto di salsa di soia avanzata, perché non è mai abbastanza! Stasera sono uscito a bere in un noto locale di cui non farò il nome per ovvie ragioni, ed ho provato per la prima volta un drink che è tutto un programma: il Vodkatini. Martini Dry più vodka. Diciamo che ne ho provato più di uno, ma quando l’argomento della discussione è la singletudine non si può fare a meno che brindare e ribrindare ad un solo motto: single e felici. Ma siamo davvero felici? Essere single non preclude nulla, il rimorchio facile e spontaneo la fa da padrone, non bisogna giustificare i tardi rientri notturni e si ha libero arbitrio sul da farsi dopo una serata in discoteca, o dopo qualche Vodkatini. Ma allora cosa c’è che non va? Di fronte a tante coppie nascenti e affermate, tra innamoramenti lampo e grandi cotte nate improvvisamente a Dicembre, tutto quel che sappiamo dire è che siamo ancora giovani, belli, piacenti, desiderabili, e che quindi non resteremo mai soli. Ci aggrappiamo all’ingenua speranza del giovane Narciso, che ci fa credere di avere tempo da trascorrere, spontaneità con cui colpire, e bellezza con cui conquistare. E se alla fine fossimo noi single a precluderci quella che è la vera felicità? Una cara amica oggi mi parlava di un rapporto che porta avanti da mesi, senza però riuscire a raggiungere una definizione di quel che è. Futuri fidanzati? Trombamici? Disperati persi? Mi ha poi esposto la sua orgogliosa teoria dello stare sopra e dello stare sotto. In una coppia, anche quando ci si ama, c’è chi sta sotto, quindi sottomesso, e chi sta sopra, colui che porta le redini del rapporto. Effettivamente, come darle torto? Ed è triste pensare che anche in amore vale avere il coltello dalla parte del manico. Ti chiedo di uscire, ti invito a cena, ti dico quanto mi piaci, ti esterno le mie emozioni, e per questo sono il coglione sottomesso. Rispondo al tuo invito, decido se venire a cena con te, ti ringrazio per i complimenti, sorrido dinanzi alle tue emozioni, e per questo sono il figo che sta sopra. Single, coppia: possibile che sia tutto così strategico? E di conseguenza, tra mille pippe mentali, riusciremo mai a raggiungere una vera e completa soddisfazione? Nell’epoca della massima espressione personale, in cui siamo tutti schiavi dei social network, ciò che manca, paradossalmente, è l’essenza della personalità. Una sfacciata spontaneità.